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"Meticolosamente addestrato, un uomo, può diventare il migliore amico di un cane.  (Ford)

 

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Il canile oggi come oggi è visto solo sotto un profilo sanitario. Non che questo non sia importante se si vogliono prevenire situazioni problematiche di carattere epidemiologico e neanche dimenticare gli interventi medici e gli esami di controllo che vengono svolti, ma non deve essere concentrato tutto su questo.

 

La struttura canile, dovrebbe favorire in primis l’integrazione sociale del cane, lavorando sulla qualità relazionale, socializzazione e maggiore consapevolezza delle persone, sia riguardo alla sicurezza nel decidere di adottare un amico a quattro zampe, sia nel rendersi conto o meno, di essere in grado di relazionarsi correttamente con il cane.

Sotto questo aspetto, il canile dovrebbe essere il grado di dare servizi nella preparazione del rapporto uomo-animale e per fare ciò, bisogna partire dal presupposto di voler modificare determinate concezioni, cioè non vedere più il canile come un deposito, ma come una struttura, all’interno della quale, i cani possano avere una formazione per prepararli all’adozione ed i proprietari adottanti alla consapevolezza di cosa comporta avere un amico fedele in famiglia. E’ come se il canile, preso solo dai servizi di mantenimento dei cani, si modificasse dando più spazio all’integrazione. 

Per arrivare a tale cambiamento, è necessario coinvolgere professionisti, come medici veterinari comportamentalisti, educatori e istruttori cinofili oltre ad una giusta ed adeguata formazione dei volontari, in modo che tutti agiscano allo stesso modo e correttamente. Volendo perseguire un simile scopo è anche necessario, per non dire fondamentale, farsi un bagno di umiltà, i professionisti del settore nell’essere consapevoli che è necessario aggiornarsi sempre e che esiste sempre un professionista con più esperienza, gli operatori e guardie zoofile inserite già da anni nella struttura nell’essere invece consapevoli che un appunto può essere costruttivo e non denigrante. Come risultano inutili i giochi di potere, “qui comando io, qui decido io”. Considerando che, nella maggior parte dei casi, i canili sono gestiti da associazioni Onlus in collaborazione con l’ente comunale, quindi poche persone retribuite e tanti volontari, gli errori che si commettono paventando autorità nascosta da atti di buonismo, ricadono sempre e comunque sulla pelle del cane. Tutto ciò che si fa lo si sviluppa in team, non come un lavoro, ma come una missione, per portare ad un unico scopo: il benessere e l’inserimento nella società contemporanea del cane.

Quello cui bisogna mirare è un cambiamento della struttura canile e questo non lo si ottiene proponendo feste, calendari o tavoli in centro, ma uscendo dal concetto di canile come rifugio, avendo il coraggio di riconoscere che nemmeno il miglior canile d’Italia può essere un rifugio per il cane, in quanto lontano dalle sue caratteristiche etologiche e dallo stile di vita che ricerca.

Il canile peggiora sempre i cani ed è inutile confondere l’adattamento alla struttura con lo stare bene nella struttura. Anche un carcerato si adatta alla prigione, ma questo non vuol dire che in prigione stia bene.

Come è inutile creare risorse per gettarle in un pozzo. Quando si propongono progetti di     pre-adozione, le porte si chiudono all’istante: “non ci sono soldi, già facciamo molto a dar loro da mangiare”. Un cane costa alla struttura circa 1000,00 euro l’anno, considerando una vita media in canile di 6 anni, si fa presto a fare i conti e tutto questo per tenere un cane in un box, cioè senza fare niente per l’interesse del cane. Investire 600 euro per educarlo e condurlo fuori nella società in pochi mesi, facendo in questo caso gli interessi del cane, non è fattibile perché non ci sono i fondi. Anche in questo caso è facile fare comunque i conti.

E’ evidente che si tiene di più ad altri interessi rispetto a quelli del cane, rendendo questo cambiamento difficile, in quanto il sostentamento economico di queste strutture, si ha tenendo i cani all’interno e all’esterno i professionisti del comportamento e relazione uomo-cane.

Oggi viviamo una profonda crisi economica, ma la storia insegna che è proprio in questi momenti che urge cambiare, ed è giusto che ciò avvenga anche in ambito cinofilo e in ambito canile. Il servizio, gli obiettivi e la professionalità, devono cambiare. Il canile deve tramutarsi in “Progetto”, formato da un insieme di obiettivi atti al benessere del cane, non solo limitato a quello alimentare e sanitario, ma anche educativo, relazionale e, da parte nostra come uomini, culturale.

Dobbiamo smettere di vedere il canile come rifugio atto all’accoglienza e alla protezione, ma come centro di reintegro del cane nella società.

Oggi i canili sono carceri di innocenti, ospedali per malati terminali, luoghi brutti, da tenere lontani dai centri abitati.  

Dobbiamo smettere di considerare il canile come una “discarica”, dove le persone lasciano i cani non più accetti, dove coloro che fanno parte della razza superiore, abbandonano il cane in strada o fanno rinuncia. L’unica differenza tra l’uno e l’altro modo di sbarazzarsi del cane, sta nel fatto che il primo corrisponde a reato penale, il secondo no. E’ come se con la rinuncia, chi scarica il cane si senta libero di poterlo fare, moralmente assolto e tolto dalla vergogna.

Quindi, per combattere l’abbandono sulle strade, lo si ha legalizzato in canile offrendo la rinuncia come opzione. Intanto, al posto di effettuare controlli sulla microcippatura, ci si preoccupa di andare a multare un disgraziato che ha liberato il suo cane qualche minuto in un parco deserto alle sette di domenica mattina.

Ecco perché necessita un cambiamento, strutturale nei canili, ma anche morale e culturale da parte nostra. Se ci consideriamo la razza superiore su questa terra, è opportuno cominciare a comportarci da tali.