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"Meticolosamente addestrato, un uomo, può diventare il migliore amico di un cane.  (Ford)

 

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Per realizzare una relazione autentica dobbiamo evitare di antropomorfizzare il cane, vale a dire pensare che abbia le stesse caratteristiche dell’essere umano, e acquisire

invece delle conoscenze sul linguaggio del cane. La diversità del cane, non è incompletezza, inferiorità, mancanza: egli è portatore di altre capacità nella percezione, negli interessi e nelle cognizioni del mondo. Dobbiamo perciò essere umili e non arroganti, cercare di capire la sua prospettiva anche avvalendoci di libri e soprattutto della consulenza di esperti, come i medici veterinari e gli educatori cinofili.
Spesso il comportamento alterato del cane nasce da incomprensioni, e siamo stati quindi noi a portare il cane in quella prigione di atteggiamenti deviati e problematici. Umanizzare è un maltrattamento, perché si tratta in ultima analisi di non tener conto dei bisogni effettivi del cane, accordandogli privilegi di cui lui farebbe volentieri a meno. Un esempio per tutti è l’opportunità di esercitare la ricerca olfattiva. Per il cane poter annusare è come per noi poter guardare tante cose: è piacevole, ci consente di stabilizzare l’umore, ci abitua a mantenere focalizzata la concentrazione, arricchisce il nostro immaginario. Se non consentiamo al cane di poter espletare la sua ricerca olfattiva, gli provocheremo inevitabilmente una carenza esperienziale, una ipoteca gravissima sullo sviluppo del suo immaginario e sulle sue capacità di interfacciarsi con l’ambiente esterno e i cambiamenti di contesto.
Per costruire una relazione educativa il cane deve essere al centro dei pensieri e degli interessi del suo partner. Ci deve essere quindi “consapevolezza della relazione”, vale a dire la propensione ad attribuire importanza e a dare valore al proprio cane e alla relazione con lui. Se c’è consapevolezza la persona si preoccupa di portare la propria relazione con il cane (relazione affiliativa) a eccellenza, impegnandosi giorno per giorno a migliorarla. Per favorire l’educazione sociale occorre, infatti, dall’educazione relazionale e se vogliamo che il cane sia rivolto verso di noi (centripetazione), noi per primi dobbiamo rivolgerci a lui.
Dobbiamo quindi essere in grado di percepire i messaggi che ci invia. E aver cura di lui sia sui parametri generali o fisiologici (sete, caldo, salute, ecc…) che su quelli comportamentali (interessi, emozioni, paure, ecc…): in una parola empatizzare con lui.
L’empatia viene favorita nella persona attraverso un’azione di decentramento  -  diminuire le proprie pretese, non proiettare sul cane le proprie idee, non essere morbosi, non concentrarsi su un ruolo che vorremmo assumere – e un’azione di conoscenza – interessarsi alle caratteristiche del cane, mettere in discussione le proprie certezze preconcette, sospendere il giudizio, valutare cosa il cane mostra di apprezzare. Mettere il cane al centro non significa focalizzare su di lui ma farlo sentire a proprio agio, non caricarlo troppo di attenzioni, non fargli troppe richieste: insomma dargli libertà, gratificazione e sicurezza al contempo. Talvolta per mettere il cane al centro dobbiamo de focalizzare il proprietario, ovvero diminuire la sua morbosità, nei riguardi del cane: essere troppo preoccupati per le sue paure o idiosincrasie, avere un eccesso di cura parentale per il cane, chiedergli continuamente vicinanza affettiva, pretendere un’ubbidienza militare, esagerare nell’interesse per la toelettatura o l’aspetto estetico, cadere nella maniacalità performativa, eccitare continuamente il cane o iperstimolarlo. Mettere al centro significa, infatti, moderare le proprie pulsioni, che spesso rispondono più a esigenze egocentriche dell’essere umano piuttosto che gli interessi del cane. Infine l’educazione alla persona deve prendere in considerazione l’assunzione di responsabilità, perché spesso i proprietari non si rendono conto che adottare un cane significa accettare precisi obblighi sanciti dalle norme, che possono comportare guai seri se non rispettati. Il proprietario ha l’obbligo di assicurare uno stato di benessere al proprio cane e di averne una piena tutela – accadimento, pertanto dovrà renderlo rintracciabile attraverso microchippatura e dovrà espletare una serie di interventi di ordine medico-veterinario.
Ma l’aspetto che qui maggiormente ci interessa riguarda la responsabilità civile nei confronti di terzi che potrebbero essere danneggiati da un’eventuale aggressione.
L’educazione sociale sempre più assume così i contorni di un intervento di prevenzione anche a tutela del proprietario stesso.  

Tratto da “il galateo per il cane” di Roberto Marchesini, 2011, Giunti editore