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"Meticolosamente addestrato, un uomo, può diventare il migliore amico di un cane.  (Ford)

 

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Evento spiacevole che ha luogo ogni volta che metto in atto un certo comportamento.

• La situazione tipo: Lei/lui si volta e se ne va ogni volta

che il cane gli mette le zampe addosso.

• A cosa pensa il cane: < Questa cosa non gli piace proprio >.

Il consiglio dell’Etologo:

Quando chi ha un cane chiama un educatore per migliorare la sua relazione, in genere enumera una lunga lista di comportamenti che vorrebbe che il cane non mettesse in atto, in altre parole, il suo protocollo educativo si limita a una sequela di no. Se chiediamo al partner a due zampe cosa vorrebbe che il suo cane facesse, sorpreso puntualmente ci risponderà:           < Niente, che stia buono! >.
Molte persone non hanno coscienza di come un cane sia mosso dal desiderio di fare e non semplicemente di astenersi. E’ indispensabile trasformare almeno il 90% delle richieste inibitive espresse dal partner umano in apprendimenti a fare attività alternative. L’inibizione infatti, anche quando non realizzata in modo avversivo – ossia evitando la somministrazione di stimoli sgradevoli (quali possono essere una minaccia o un colpo col giornale) -, introduce sempre una situazione spiacevole che inevitabilmente andrà a marcare in modo negativo la situazione relazionale.
E’ peraltro vero che è indispensabile dare delle regole e queste sovente presentano delle chiusure di certe espressioni, come il precipitarsi sulle cose o mettere le zampe addosso. La mamma fa esattamente così quando blocca il cucciolo o si frappone in modo da impedire l’accesso a una particolare risorsa.
Tuttavia, occorre ricordarsi che un mammifero viene al mondo per apprendere a fare e non per imparare a non fare; se esagereremo con l’inibizione , inevitabilmente andremo a perdere il nostro educando. Inoltre, se già il cucciolo è timido o insicuro, è bene andare cauti con l’intervento inibitivo per evitare di peggiorare questa situazione.
L’intervento inibitivo prende il nome di punizione e ha come scopo il diminuire l’espressione di un comportamento o addirittura la scomparsa dello stesso. Esistono due tipi di punizione:

Punizione+ o positiva, che contrariamente all’appellativo è da sconsigliare, consiste nel somministrare uno stimolo spiacevole, che provochi cioè paura, disgusto, fastidio, sofferenza, frustrazione;
Punizione- o negativa, quella accettabile, consiste nel togliere qualcosa di piacevole (per esempio l’attenzione, lo sguardo, il movimento, la mano, la presenza, l’interazione) ogni volta che il cane mette in atto un comportamento che vogliamo scoraggiare.

Mentre la punizione positiva trasforma il partner umano in una fonte di disagio – non solo è eticamente sbagliato, ma crea una frattura nel processo di affidamento e fiducia -, la punizione negativa non ha queste controindicazioni e non fa vivere il partner umano come elemento da cui può arrivare qualcosa di spiacevole.
Inoltre la punizione negativa non sollecita le emozioni negative (paura, disgusto, allerta) che andrebbero a marcare in modo inadeguato il rapporto tra il cane e il mondo. Non dobbiamo poi dimenticare che la somministrazione di eventi spiacevoli può avere un’escalation per cui all’inizio la persona urla, poi minaccia, quindi usa il giornale o le ciabatte per poi passare alle mani, quando non addirittura ad altri oggetti.
Va sottolineato un punto: la mano dell’uomo deve essere sempre associata a eventi piacevoli e gli esercizi di louring (segui il movimento della mano) hanno proprio questo scopo. Usare la mano per picchiare, anche solo una volta, compromette in modo grave il nostro lavoro: non si deve mai picchiare il cane né usare le mani nemmeno per minacciare.
La punizione positiva è sempre da evitare anche quando non è basata sulla violenza fisica, per esempio nel provocare:
Paura, attraverso un rumore improvviso, un urlo, un comportamento minaccioso;
Disgusto, attraverso odori fastidiosi come l’alcool o sapori speziati, per esempio il pepe;
Allerta o ansia, attraverso situazioni conflittuali.
Anche l’utilizzo del “no” secco a scopo inibitivo è sconsigliabile. Le persone usano il “no” anche troppo spesso e non è il caso di incentivarne un utilizzo in stile minaccioso. L’uso del “no” va disciplinato, partendo dal presupposto che inevitabilmente le persone ne esagerano l’espressione: a tale riguardo è utile trasformare il “no” da evento punitivo a evento di ingaggio, con il significato di < Guardami >. Per fare questo è necessario usare il “no” in modo dolce, come se fosse un richiamo, e costruito in modo tale da gratificare lo sguardo del cane  (< tutte le volte che al “no” ti volti verso di me, ti premio con un bocconcino >). A questo punto il “no” assume un significato di ingaggio (< Guarda me che arriva qualcosa di bello >) e perde la valenza inibitiva. In altre parole in “no” gratificato trasforma il “no” da inibizione (non fare) ad alternativa interessante (Guardami).
Infine, occorre ricordare che la punizione positiva si presta a essere comminata anche come modo di sfogare il proprio nervosismo, con il rischio di essere incoerente. Ogni intervento regolativo del comportamento, pertanto anche quello inibitivo, richiede una grande coerenza perché solo così il cane può apprendere che quell’espressione o quello stile sono da evitare, altrimenti non valuterà il comportamento ma l’umore del proprietario.
Molto più utile la punizione negativa, che si basa sul togliere qualcosa di piacevole, per esempio interrompere un’attività di gioco, voltarsi e sospendere l’interazione con il cane, guardare da un’altra parte e non dare attenzione. La punizione negativa è molto più efficace e non crea problemi nel cane, ma richiede un maggior impegno da parte del partner umano perché non è facile togliere l’attenzione.
Una precauzione peraltro è d’obbligo. Quando giochiamo o facciamo una certa attività con il cane, arriva il momento di terminare l’interazione ed è necessario individuare un segnale (“il finito”) che gli dia l’indicazione che l’attività è giunta al suo termine, per evitare che interpreti la nostra chiusura come una punizione negativa.

Tratto da “Dizionario Bilingue Italiano/cane – Cane/Italiano, di Roberto Marchesini 2010, Sonda Editore